Ragionando del più e del meno, sulle pulsioni innate dell'essere umano, l'ipocrisia con cui vengono dette certe parole fa rabbrividire. Nondimeno, partendo dal presupposto che il mio menefreghismo giovanile sia maturato in un austera indifferenza nei confronti di qualsiasi attività riscontri nel prossimo, c'è da puntualizzare alcune questioni:
1- Come fa un pensiero cogitato come verità assoluta a diventare un errore di valutazione nell'arco di 24 ore?
2- Come fa l'intreccio di relazioni sociali a non collassare sulle contraddizioni del punto 1?
3- Se l'errore menzionato al punto uno si ripete nel tempo con regolarità, esiste un modo per sbarazzarsene?
Troppe volte, nell'ambito delle interazioni umano-umano, interviene l'errore, un buco del "non detto" o forse un eccesso di comunicatività (poli estremi della stessa problematica), ma nonostante ciò, il grande traffico della socialità tira avanti come un treno tendendo ad assorbire le smagliature in nome di un futuribile benessere comune . Tutto ciò è affascinante quanto pericoloso, come il luogo poetico del sublime; il tendere dell'uomo a camminare sul filo in ogni circostanza e contesto, attratto dal vuoto e con un indicibile anelito di salvezza, rende pazzi i "sani" all'occhio di un attento e razionale osservatore pazzo.
I 3 nodi della questione sono evidentemente il delirio di un sano pazzo razionale.